Il diario di viaggio della giovane fotografa Nadezhda Kireyeva attraverso Botswana, Kenya, Namibia, Sud Africa, Zambia, Zimbabwe e Tanzania celebra i comportamenti ciclici della sopravvivenza animale, alternando paesaggi romantici, splendidi ritratti degli abitanti della savana e scene tragiche di caccia.
Sullo sfondo di un’Africa incontaminata e multiforme, l’osservatore è chiamato a immergersi in queste rappresentazioni dell’universo dei predatori, sempre in bilico tra lo schierarsi dalla parte della vittima o quella del carnefice. Nella libertà di interpretazione lasciata al lettore si apre la possibilità di un’alternativa inedita al modo consueto di guardare la fotografia naturalistica.
Leoni, tigri, iene, pantere, ghepardi, ippopotami, ma anche giraffe, zebre e gazzelle compongono un abbecedario sull’imprevedibilità delle interazioni selvatiche, ma anche un’unione eccitante di colori, texture, pose plastiche, tattiche predatorie, rituali e attimi di pacifica convivenza. È possibile allora pensare a Nadezhda come a una esploratrice di frontiere iconografiche, poiché la sua opera non rientra in una precisa categoria stilistica.
Nadezhda Kireyeva, fotografa, pittrice e disegnatrice di gioielli. Sta studiando medicina per diventare medico genetico. Il suo sogno è creare in Africa una riserva privata dedicata agli animali e una clinica per la raccolta del DNA di tutti gli animali selvatici, per sviluppare strumenti di ingegneria genetica in grado di salvare specie come i ghepardi, che soffrono a causa della carenza di geni nuovi, malattie ereditarie, problemi reumatici e difficoltà di riproduzione.